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EL PI 002 – Dinosaur Jr – Green Mind – Aka B – Liborio Conca

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Disegni di Aka B.
Parole di Liborio Conca.

* Quest’opera è liberamente ispirata a Green Mind, album pubblicato nel 1991 dalla Blanco y Negro Records.

Racconto:

Priscilla
The Wagon
Prima carichiamo il bagagliaio della macchina sotto la copertura del benzinaio Q8, tutto intorno si spande una luce annichilente. Malgrado sia bianca la carrozzeria scotta così tanto da poterci friggere sopra un uovo, come ha appena detto Smit, che si chiama Vito ma assomiglia al cantante dei Cure, solo con un senso della battuta evidentemente diverso – e dunque noi lo chiamiamo Smit, senza acca però, che in dialetto vuol dire pure “finiscila”. Lorusso, sempre in ritardo, avanza dal fondo della piazza senza ombra con la borsa frigo caricata sulla spalla destra, e il peso unito alla sua radicale magrezza gli conferisce un aspetto da storpio. Ha una sigaretta in bocca e la maglia dei Sonic Youth che porta da una settimana, regalo del fratello che sta a Milano e i Sonic Youth ha potuto vederli, che culo. La borsa è lucida e il sole gli luccica sopra finendo nei miei occhi. Gli urlo di muoversi coprendomi gli occhi con la mano. Finalmente mettiamo anche la borsa frigo nel bagagliaio e prendiamo la strada, tra un’ora saremo in spiaggia. Guido io. – È fine agosto, martedì, ma vedrai che troveremo casino lo stesso, dico a Smit mentre lui armeggia con la custodia dei cd. Mette nello stereo Daydream Nation e in un attimo Kim Gordon inizia a sussurrare parole al vento.

By the shoreline, will you be free?
Sono arrivata all’aeroporto di Bari da New York due settimane fa, dopo aver fatto scalo a Milano. Il giornale per cui lavoro, un giornale progressista come si dice, molto attento a quello che succede nel mondo, mi ha mandato qui dopo che le televisioni hanno trasmesso e ritrasmesso l’immagine di quella grande nave brulicante di persone, talmente tante che ci hanno riempito uno stadio. È la prima volta da cinque anni che lavoro per loro che mi mandano in Europa; dovevo aspettare il 1991 per vedere l’Italia. Tra qualche giorno torno a New York. Un collega francese partito via troppo presto mi aveva parlato di questa spiaggia con le case che si fermano sugli scogli giusto un attimo prima di cadere in acqua, e oggi ho deciso di venirci. I baresi bevono birra, mangiano focacce e/o pesce o panini imbottiti di qualsiasi cosa. E urlano! Nelle edicole di strada non ho trovato giornali americani così quando non sono posati sul mare i miei occhi guardano un quotidiano locale, qualcosa riesco a capire, anche se la carta si strappa da sé e l’inchiostro che va via anche solo sfogliando.

Spirit desire
– Lo sai che questa canzone è dedicata al tipo dei Dinosaur Jr, quello coi capelli lunghi e lischi, quel mezzo dissociato, sta dicendo Lorusso spaparanzato sui sedili posteriori e con il vento in faccia. Il vento che entra nell’abitacolo e ricaccia dentro il fumo della sua seconda sigaretta da quando siamo partiti, due sigarette per coprire la durata di Daydream Nation. – Sì l’avevo sentita questa cosa, ma è vero? risponde e ridomanda Smit, quasi girato verso di lui. A dire il vero anche io l’avevo sentita questa cosa, ma li lascio parlare perché sono tutto preso dal pensiero di Teresa e non voglio lasciarlo andar via. Lorusso: – Certo che è vera, l’ho letta su “Rockerilla”, sembra che loro stravedono per lui e in questa canzone ne parlano come di un geniaccio e immaginano che sia il capo di una specie di mondo. – Un mondo di dissociati, risponde il nostro dissociato, Smit, che aggiunge: – Vabbè, ho il loro ultimo album, lo portiamo in spiaggia e ce lo spariamo a palla col registratore.

Hold back
Il fatto è che questa spiaggia è quanto di più lontano si possa pensare da Jones Beach, dove ho trascorso gran parte delle mie estati newyorchesi. Da quando ero bambina, in pratica, e mia madre mi ci portava con i suoi amici e le sue amiche, mia madre mi ha avuto quando aveva diciassette anni e mio padre be’ non l’ho mai visto. Qui è come stare dentro un grembo, c’è il senso di una pienezza che può essere opprimente: lì c’è il vuoto contro cui è più facile stagliarsi.

Thumb
Adesso dallo stereo di Smit sta venendo fuori per la terza volta di fila questa canzone (ho chiesto io di rimetterla ancora, Lorusso scuotendo la testa come a dire, sempre il solito quello) con un flauto in avvio che va avanti fino alla fine intrecciandosi a un giro di chitarra che è come contenesse il presente di questi anni, “There never really is a good time”, e sembra ritagliata sul movimento delle piccole onde (quasi inesistenti) che si riversano timide sulla spiaggia petrosa. Mi faccio passare da Smit la copertina del cd e la rigiro per cercare il nome di questa canzone.

Green Mind
Tanto, tra qualche giorno torno a NY. Adesso ci sono tre ragazzi appena arrivati che hanno iniziato a suonare musica rock americana dallo stereo, non riesco a capire cosa perché sono lontani, arriva il ronzio di chitarre elettriche ma il mare copre la voce. Adesso mi avvicino, gli chiedo cos’è. Ho rimesso la maglietta bianca, mi alzo dalla spiaggia con la sigaretta appena accesa, tiro su i jeans, da dietro.

Priscilla
– Hei, dice Smit dopo avermi passato il cd – La ragazza che si sta avvicinando non assomiglia tremendamente alla bambina della copertina?

Aka B
Insegue la sua balena nera ormai da molti anni solcando i mari della comunicazione dalla pittura al fumetto dal cinema all’illustrazione. Morirà sicuramente dopo di te.

Liborio Conca Classe 1983. Giornalista, collaboratore del “Mucchio selvaggio” e in passato di “Blow Up”. Cronista per “Repubblica – Roma” e autore occasionale per il blog “minima&moralia”.

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