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lov 057 || Ceremony || New Order || Alessandra De Cristofaro

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Ceremony (4’ 34’’)

New Order – 1981

E sì, sbilanciamoci, l’apertura di questa canzone, un crescendo irresistibile, è una delle migliori del rock di sempre, o di come vogliamo chiamarlo (post punk? new wave?). Quando c’è la musica di mezzo è sempre difficile riuscire a spiegare perché riesca a travolgerci, e si finisce inevitabilmente con il ricorrere a metafore e aggettivi. Possiamo metterla così: Ceremony è potente e ancora freschissima perché sprigiona, con medesima energia, commozione, rabbia, gioia, rimpianto. È stata una delle ultime canzoni scritte da Ian Curtis, che riuscì a cantarla in un paio di occasioni, dal vivo e in studio; ma furono i New Order – ovvero i Joy Division orfani del loro cantante – a inciderla come singolo di debutto (mentre la versione dei Joy Division si trova nella compilation postuma Still). La cerimonia della canzone è un matrimonio, anche se qualcuno ha voluto vederci un funerale, essendoci la morte di Curtis di mezzo. Non è così. “Watching her, these things she said / The times she cried / Too frail to wake this time” sono versi di una dolcezza impareggiabile. Sofia Coppola ha magnificamente usato Ceremony per il suo film Maria Antonietta. La canzone di un matrimonio infelice.

 

Alessandra De Cristofaro

Alessandra De Cristofaro vive e lavora a Roma. Ha studiato illustrazione e fumetto all’HAW di Amburgo e all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove si è laureata nel 2009. Collabora come illustratrice con case editrici, riviste e autoproduzioni. Lavora prevalentemente a matita e pastello, a volte utilizzando la colorazione digitale.

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