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lov 055 || Ossimoro || Verme || Silvia Sicks

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Ossimoro – 3’23’’
Verme (2010)

Nel 2009 Sfortuna dei Fine Before You Came segnò l’inizio di una nuova e florida stagione emocore italiana, contraddistinta soprattutto dal declinare i testi in lingua madre. Miriadi di band si sintonizzarono su quelle stesse coordinate musicali ed emozionali, come se fossero sempre state lì timide nell’ombra, a intrecciare segretamente malinconia e trame post-hardcore, finché i FBYC non hanno aperto il coperchio. Bum. Tra tutte quei gruppi usciti a ridosso di quegli anni – la maggior parte derivativi ma pure sempre mossi da un’urgenza comunicativa autentica -, i Verme sono stati quelli che più sono rimasti nel cuore di tutti. Un po’ perché alla voce c’era nientedimeno che Jacopo dei FBYC (potremmo definirli una sorta di supergruppo: gli altri membri erano Tommaso, Viole e Giacomo già membri rispettivamente di Dummo, Agatha e Hot Gossip), ma soprattutto perché hanno avuto vita brevissima, scioltisi nel 2012 con all’attivo 3 ep e qualche altro pezzo qua e là. La loro prima uscita, Un verme resta un verme (4 pezzi contenuti in una cassetta la cui copertina omaggiava chiaramente i Germs), era tutta velocità punk hardcore e linea vocale urlata e melodica, una sorta di incrocio tra Lifetime e primi Dinosaur Jr. Ossimoro è la canzone che chiude l’ep, quella più cupa e cadenzata, con un testo brevissimo da tatuarsi sotto i gomiti: “Potremmo parlare per 7 ore di un ossimoro ma io lo sento quello che non dici ed è bello come te”. Immediatezza e introspezione a prova di pogo sotto e sopra il palco. Quanto ci mancano i Verme.

Silvia Sicks
Silvia Sicks nasce a Roma in un anno che non si dice che pare brutto. Viene da una famiglia con forti tradizioni operaie e, agitata nell’animo come accade sempre nell’età pre-adolescenziale, per opporsi alle tradizioni, inizia a disegnare ignorando il motto della casa “vai a lavorare!”. Ha imparato così (male) a disegnare, anche se poi ha dovuto in ogni caso imparare a lavorare. Fortemente legata all’ambiente musicale – infatti ci ha tenuto a imparare (male) anche a suonare – quando non porta a casa la pagnotta illustra locandine, magliette, copertine di dischi per un sacco di amici e non che suonano meglio, fa i disegni per le fanzine, fa i fumetti brutti ma belli dentro e litiga con l’INPS. Attualmente sogna di diventare ricca inventando un nuovo social network.

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