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lov 131 || Nobody else will be there || The National || Sara Rizza

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Nobody Else Will Be There – 4’40”
The National (2017)

Un’elettronica accennata e sottotraccia fa da contrappunto al languido incedere di un piano sul quale la voce calda e sommessa di Matthew Donald “Matt” Berninger intesse una storia d’amore intermittente ambientata in una fredda ma “splendida” New York. Si apre così Sleep Well Beast, il settimo album dei National: con una ballad notturna e implorante intitolata Nobody Else Will Be There. Lei mette in dubbio la loro relazione e lui le chiede di incontrarsi nella tromba delle scale per un bicchiere di gin, che almeno “nessun altro sarà lì”.
È dall’uscita del loro ominimo esordio discografico del 2001 che la band di Cincinnati ha inanellato una dietro l’altra canzoni struggenti e devastanti nelle quali sprofondare. Un indie rock mai troppo aspro, con aperture pop e lancinanti discese introspettive, che trova la sua formula perfetta in ballate senza tempo. Proprio come Nobody Else Will Be There: una richiesta d’amore elegante e disperata allo stesso tempo. Impossibile restarne indifferenti quando la voce si impenna e canta: “Hey baby, where were you back then? / When I needed your hand”. E poi le chiede di andare a casa (“Can’t we just go home?”) che i loro “arrivederci” durano sempre troppo, almeno mezz’ora. I need you alone.

Sara Rizza
“Sara Rizza cresce a Siracusa e si trasferisce a Milano nel 2010 per studiare Design. Ama i concerti, fare foto agli sconosciuti in metropolitana e le narrazioni distopiche. Nella vita vuole mangiare parmigiana di melanzane in riva al mare ma attualmente lavora in un’agenzia di Service Design milanese.”

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