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lov 137 || Wish you were here || Pink Floyd || Sara Ciprandi

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Pink Floyd
Wish you were here

Correva l’anno 1975 quando i Pink Floyd pubblicarono «Wish You Were Here», uno dei dischi più belli della loro carriera e tra i più ascoltati e amati nella storia del rock. L’album è attraversato da uno spettro, un fantasma che – raccontarono in seguito Roger Waters, Nick Mason, Rick Wright e David Gilmour – si materializzò nello studio dove stavano registrando; e loro neanche furono in grado di riconoscerlo. Lo spettro era Syd Barrett, il diamante pazzo che dei Pink Floyd era stato il leader per una brevissima stagione, una manciata di mesi prima che la sua mente fosse come oscurata, per sempre. «Wish You Were Here» è tutto dominato dall’evocazione di Barrett, e il centro ideale è la canzone omonima: una dedica piena d’amore all’amico irrimediabilmente perso. «Siamo solo due anime dannate che nuotano in un acquario per pesci, anno dopo anno», canta David Gilmour, che di Barrett aveva di fatto preso il posto nei Pink Floyd. Come accade nei dischi dei Pink Floyd, anche l’incisione di Wish You Were Here è segnata da una meticolosa cura del suono: da questa canzone però una cosa emerge più che in tutte le canzoni dei Pink Floyd, e questa cosa è l’anima. L’anima di un fantasma, probabilmente.

Sara Ciprandi
Sara Ciprandi, illustratrice e visual designer di Milano. Un groviglio di boccoli, pratica yoga e adora la musica elettronica. I colori desaturati, i pattern orientali e le texture graffianti prendono vita nei suoi personaggi, tra cui spiccano le sue fanciulle con duri nasi squadrati e morbidi occhi a mandorla, un po’ Art Decò e un po’ geishe.

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