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lov 139 || Fake Plastic Trees || Radiohead || Ritardo

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Fake Plastic Trees 4′ 51”
Radiohead (1995)

“If I could be who you wanted / All the time / All the time”. Partiamo dalla fine, dagli ultimi sussurati, esiziali e disperati versi di Fake Plastic Trees. Prima di quelli è quasi tutto un crescendo – strofe sempre più urlate e ritornelli sospesi e dilatati -, nel quale Thom Yorke passa in rassegna vari elementi e stati d’animo della fredda e falsa società in cui viviamo, tutti fatti di gomma e di plastica. Gli oggetti. I desideri. Anche i sentimenti (“My fake plastic love”). E tutto logora e sfinisce. Fino alla presa di coscienza finale: un sogno/rimpianto che è una sconfitta irreversibile. Per avverarlo avrei dato tutto, ma è troppo tardi. Finita. Ed è la voce struggente e più bella di sempre a ricordarcelo in quell’epilogo straziante. Una canzone d’amore che è come un attacco di panico: disinnesca l’illusione, sposta il punto di vista da dentro a fuori, squarcia la realtà, fa male.
Fake Plastic Trees è senza dubbio la ballad più commovente dei Radiohead: pubblicata nel loro secondo album The Bends – in bilico tra brit pop, rock acido e le geniali sperimentazioni sonore che arriveranno a breve, che già però si avvertivano sottotraccia -, è sicuramente una delle stelle fisse più luminose dell’universo musicale della band inglese.

Ritardo
‘RITARDO (nome d’arte di Giulia Cellino), nata a Vercelli nel 1994, vive e studia a Bologna dal 2013. Illustratrice e fumettista, partecipa a diverse mostre collettive e nel settembre 2016 inaugura una personale, ‘Mi piace stare qui’, una video installazione presso la galleria Adiacenze di Bologna. Dal 2014 autoproduce brevi storie a fumetti e albi illustrati che presenta a festival come TCBF, Borda!, Ratatà, Fruit Exhibition, AFA, CRACK!, Olè.’

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